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lun 21 maggio 2018
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La Confraternita dei Cavalieri della Birra

Condividere con un pubblico più ampio la cultura legata alle birre trappiste. Questo l’obiettivo della Confraternita e dei suoi appassionati Cavalieri
 
1 novembre 2008. Questa la data che segna la nascita della Confraternita dei Cavalieri della Birra. O, per essere più precisi, della Confraternita dei Cavalieri della Birra monastica, denominata trappista, ossia quella prodotta esclusivamente nelle otto abbazie (sei in Belgio, una in Austria e una in Olanda) riconosciute dal marchio “authentic trappist product“, appartenente all’Ordine dei Monaci Cistercensi della stretta osservanza trappista.
La Confraternita viene costituita da un gruppo di appassionati con gli auspici dell’Association International trappiste, e ha sede a Garlasco, in provincia di Pavia, presso la birreria Thomasbrau. I soci fondatori sono tutti gestori di locali specializzati in birra di alta qualità o distributori, presenti sul mercato da almeno 20-25 anni.
C’è da dire che in Belgio è già attiva da anni una confraternita legata a un marchio di birra trappista. Les Chevaliers d’Orval, della omonima birreria Orval, annessa al monastero. Confraternita di cui, a diverso titolo, fanno parte molti cavalieri italiani (uno è stato nominato addirittura ambasciatore) che hanno ricevuto questo riconoscimento per l’impegno profuso nella promozione della birra trappista nell’ambito della loro attività professionale.
E qui sta un po’ la ragione per cui è nata l’esigenza di dar vita anche in Italia a questa associazione. La volontà di salvaguardare e far conoscere a un pubblico più ampio la storia secolare e la cultura alla base della fabbricazione delle birre trappiste, aggiungendo un altro tassello al mosaico della consapevolezza delle nostre origini.
Anche se nessuno dei numerosi monasteri cistercensi presenti in Italia produce birra secondo la stretta osservanza trappista, l’attività promossa dai Cavalieri contribuisce infatti a diffondere in generale la cultura e le tradizioni monastiche, con un occhio di riguardo ovviamente alle birre trappiste, realizzate secondo i disciplinari definiti, analogamente alle Doc e Docg.
La Confraternita non ha velleità di egemonia sulla materia, ma vuole semplicemente unire e avvicinare chiunque sia interessato al mondo delle abbazie e alla storia della birra trappista. «Perché la birra - ci insegnano questi appassionati - non va solamente bevuta, ma va degustata considerando che dentro la coppa che si porta alle labbra ci sono secoli di storia, di successi, di delusioni, di fatica e anche di grandi soddisfazioni».
Possono far parte della Confraternita e diventare “Cavalieri” tutte le persone interessate o in qualche modo legate alla cultura delle birre monastiche, previa domanda scritta motivata al Consiglio Direttivo che, con giudizio discrezionale, valuterà l’ammissione del richiedente. Il cavaliere si impegna a osservare le norme e i regolamenti statutari e partecipa alle attività promosse dalla Confraternita nell’ambito delle proprie possibilità.

UNA BIRRA
DI CARATTERE

Le birre si possono dividere in due grandi famiglie. Quelle a bassa fermentazione, che fermentano a temperature sotto i 10°, chiare, dal sapore leggermente amaro e secco dovuto al luppolo. E quelle ad alta fermentazione, che fermentano a temperature elevate fra i 15° e i 20°, dal colore tra il rame e il marrone scuro, dolci e fruttate nel gusto. Tra queste, si distinguono le birre dei monaci trappisti, rimasti fedeli a questo tipo di lavorazione.
L’orzo maltizzato con acqua freatica diventa mosto, alla fine della fermentazione si aggiunge il luppolo quando la temperatura scende a 20°, quindi il lievito, isolato dagli stessi monaci, che innesca una fermentazione della durata di una settimana, esercitando un influsso decisivo sul carattere della birra.
Al momento dell’imbottigliamento, i monaci, rifacendosi al metodo tradizionale, mettono nella bottiglia un’altra dose di lievito per provocare una nuova fermentazione che conferisce alla birra trappista il sapore raffinato, pieno e aromatico con la caratteristica schiuma.
Delle più di cento varietà di birre belghe, le più famose sono proprio quelle prodotte dai monaci che si cimentavano nella produzione del succo d’orzo già nel X secolo, apprezzato per le sue qualità salutari derivate dal processo di fermentazione, che lo rendeva più sicuro e che estingueva piacevolmente la sete dei monaci e, successivamente, anche quella dei vicini.

I REQUISITI
DELLE TRAPPISTE

Si definisce birra trappista una birra fabbricata da monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo. Dei 171 monasteri trappisti nel mondo, solo otto producono birra, sei sono in Belgio, uno in Olanda e uno in Austria. Solo queste otto birrerie sono autorizzate a etichettare le loro birre con il logo Authentic trappist product, che indica l’osservanza di una serie di regole stabilite dall’Associazione Internazionale dei Trappisti.
In sintesi sono tre i requisiti che una birreria deve avere:
1. La birra deve essere prodotta all’interno delle mura di un’abbazia trappista, da parte di monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo;
2. La produzione, la scelta dei processi produttivi e l’orientamento commerciale devono dipendere dalla comunità monastica;
3. Lo scopo economico della produzione di birra deve essere diretto al sostentamento dei monaci e alla beneficenza e non al profitto finanziario.



Responsabile: Maria Teresa Frisa - EuropaNews Linea Diretta
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