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mar 24 ottobre 2017
LINEA DIRETTA | RISTORAZIONE

Pizza, tradizionale e sempre nuova

È grazie a questa caratteristica, che la pizza continua a mietere successi, nonostante il passare degli anni e i cambiamenti delle abitudini di consumo
 
La pizza non ha età. Cambiano le mode, si affacciano nuove abitudini di consumo, nascono nuovi locali, ma la pizzeria non perde il suo smalto, restando saldamente sul podio come punto di riferimento più amato per la pausa pranzo, l’uscita con gli amici, la cena fuori con la famiglia.
A confermarlo, i dati di una ricerca condotta dall’Ufficio Studi della Fipe e presentata a Parma lo scorso aprile, dal titolo Occupazione e fabbisogno professionale nella ristorazione.
Sul totale dei consumi extradomestici, le pizzerie rappresentano un fatturato di circa 9 miliardi.
La curiosità, però, è che dall’indagine della Fipe, si vede che la pizza compare praticamente in tutte le occasioni di consumo: a colazione, nel pranzo di lavoro, nel pranzo conviviale, a merenda e, naturalmente, a cena.
Un elemento, questo, che assicura grandissime potenzialità al nostro piatto nazionale, tanto più che il fenomeno del cosiddetto snaking, interrompere la giornata con vari break anzichè concentrare i consumi nei pasti principali, è in piena ascesa anche da noi. E allora, cosa c’è di meglio di un pezzo di pizza fumante, che si può gustare anche per strada, camminando?
E così, tradizionali o innovative, essenziali o sofisticate, tipiche, regionali, etniche, le pizzerie, da asporto o da consumo, sono il canale più dinamico ed eclettico, sempre attento a intercettare le nuove tendenze.

VINCE
LA SPECIALIZZAZIONE

L’indagine ha evidenziato quattro categorie principali: nell’area specializzazione di prodotto e di servizio, quelle specializzate con take-away (le pizzerie al taglio e quelle con servizio a domicilio),
e quelle specializzate (pizzerie con servizio al tavolo, dove il consumo avviene quindi nel locale). Nell’area integrazione di prodotti e servizi, le integrate con take-away (gastronomie, rosticcerie, panetterie) e le integrate (ristoranti-pizzerie, bar-pizzeria, pizza-disco, anche in questo caso il consumo avviene nel locale).
In base a questa segmentazione, in Italia operano circa 11.000 esercizi specializzati con take-away, 11.500 pizzerie integrate con take-away, 13.000 esercizi specializzati e circa 12.000 pizzerie integrate.
Prendendo in considerazione solo gli esercizi con servizio al tavolo, circa 25.000 in tutto, gli addetti del settore sono 150.000 per un volume d’affari di 6,2 miliardi, uno scontrino medio di 11,80 euro e circa 75 coperti al giorno. Le pizzerie restano aperte al pubblico in media 280 giorni all’anno.
La rappresentazione grafica del modello italiano di ristorazione, vede al vertire 4.600 ristoranti top, seguiti da 64.500 locali tradizionali, 25.000 pizzerie e 2.900 locali che hanno adottato nuove formule, per un totale di 89.500 esercizi.

UN SUCCESSO
PLANETARIO

Anche se non siamo in assoluto i maggiori consumatori di pizza, ci battono gli americani e i canadesi, siamo comunque i primi in Europa.
Con l’impagabile soddisfazione di poter vantare la paternità di un alimento unico, che ha attraversato frontiere e latitudini, mettendo davanti a una disco di pasta farcito etnie, lingue e religioni diverse.
Le ragioni del successo? La piacevolezza e la semplicità, ma anche la capacità di soddisfare il bisogno di consumi veloci così tipici della società contemporanea.
E poi la pizza è dieteticamente in linea con i dettami della moderna nutrizione: buon equilibrio di carboidrati, pochi grassi saturi e proteine animali, con in più i contributi vitaminici delle verdure, in primis, il pomodoro.
Altro punto di forza, la convenienza. La pizza, lo conferma anche la Fipe, Federazione dei pubblici esercizi, continua infatti a rappresentare un antidoto contro la crisi, perchè consente di trascorrere una bella serata in compagnia gustando un prodotto di qualità a buon prezzo.



Responsabile: Maria Teresa Frisa - EuropaNews Linea Diretta
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