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lun 21 maggio 2018
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Le suggestioni di orti e giardini dei “semplici”

Nell’antichità, questi magici spazi verdi racchiudevano veri tesori: erbe aromatiche, piante e arbusti medicamentosi....Oggi assistiamo alla loro rinascita
 
Il consumo di piante aromatiche da parte dell’uomo risale agli albori della sua storia, pare alla fine del Paleolitico, quando si iniziò a utilizzare utensili da cucina.
Dapprima erano erbe spontanee, la cui selezione avveniva empiricamente, cioè assaggiandole. Poi, nel corso del tempo, con l’avvento della civiltà, la raccolta delle erbe divenne intenzionale, fino a che si cominciò a coltivarle sistematicamente riconoscendo loro un’importanza fondamentale nell’alimentazione umana e nella medicina.
Nel Medioevo, la Chiesa ebbe parte importante nella conservazione e nella propagazione della cultura di orti e giardini, ispirata a valori spirituali ma anche materiali.
Conventi e monasteri racchiudevano chiostri coltivati che garantivano le necessità della vita comunitaria. I giardini erano distinti in aree destinate alle piante medicinali, altre alle specie orticole ed erbe aromatiche, altre ancora agli alberi da frutto.
Ma perché vennero denominati orti o giardini “dei semplici”? La parola deriva dal latino medioevale medicamentum simplex per definire le erbe medicinali. Il primo Hortus Simplicium, primo orto botanico al mondo, è fatto risalire alla Scola salernitana tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo a opera dell’insigne medico Matteo Silvatico, profondo esperto di piante medicinali.
Da allora, prese vita la necessità di realizzare a fianco degli Atenei gli orti dei semplici a scopo didattico e di ricerca. Famosi quelli di Pisa, Firenze, Padova, Bologna e Pavia.
In materia di erbe non va dimenticato l’apporto fondamentale di Pier Andrea Mattioli, medico botanico senese, che a Venezia, nel 1544, pubblicò il suo “Commentari alla Materia Medica di Dioscoride”, un erbario illustrato di circa 1.200 specie di piante medicamentose, innovando fortemente la scienza erboristica.
Ai nostri più prosaici tempi, di tardo consumismo e di profonda crisi, rincuora assistere alla rinascita dell’orto, sia urbano, sui terrazzini, o collettivi nelle periferie, o ancora più di un tempo nelle campagne, a riprova che il Regno Vegetale, dalle potenzialità ancora non del tutto esplorate, è una benedizione.
Non è difficile allora condividere le parole di un grande erborista francese contemporaneo, Maurice Messegué quando afferma nel 1972: «Vorrei che tutti quelli che vivono in campagna o possiedono una seconda residenza consacrassero qualche metro di terra alla coltura degli ortaggi e alle buone erbe. Certo, il giardino ornamentale è molto bello davanti a una casa. Ma dietro la casa, riservate un posticino per le piante di insalata. E se non avete un giardino, privatevi di un mese di vacanza al mare e compratene uno alle porte della città dove abitate».



Responsabile: Maria Teresa Frisa - EuropaNews Linea Diretta
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