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sab 19 agosto 2017
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La Baccheide di Milano

Si sono ispirati al dio del vino i fondatori di questa Confraternita enogastronomica che festeggia i 40 anni di attività
 
Si sono ispirati a Bacco, dio del vino e della vendemmia, i fondatori della Baccheide, una delle più antiche confraternite enogastronomiche, fondata a Milano il 6 aprile 1974.
Un’alleanza tra gli amici del buon bere, costituita allo scopo di riunire in un sodalizio tutti quanti sanno trovare i piaceri della buona tavola, gustando l’armonia delle vivande abbinate ai vini più adatti che ne esaltino le caratteristiche più recondite.
La Baccheide ha celebrato il primo simposio ufficiale per accogliere i nuovi soci nell’ottobre dell’anno della sua fondazione presso il ristorante da Prospero, 400 anni dopo la nascita di uno dei simboli della cucina ambrosiana: el risòtt giald. I suoi obiettivi erano quindi ben definiti fin dalla nascita: difendere ed esaltare i piatti della tradizione che hanno reso grande la cucina meneghina.
Le intenzioni dei fondatori del sodalizio bacchico si sono puntualmente realizzate nell’arco di quarant’anni di attività mirata a conoscere e far conoscere i sani valori del convivio.
Per onorare questa attività sono stati organizzati anche due premi: uno per un’opera di pittura e un altro per un’opera in prosa.

OTTO LUSTRI
DI LUSTRO

Tutto comincia appunto negli anni Settanta, con la ricerca dei buoni vini italiani selezionati dai fratelli Solci (titolari di una storica enoteca milanese) offerti ai soci della Baccheide in giusti abbinamenti con le vivande servite nel corso dei simposi organizzati nei ristoranti sensibili a valorizzare la buona tavola. Le bottiglie dei vini selezionati erano personalizzate con l’emblema della Baccheide e con il nome di ciascun socio che aveva partecipato alle prove di selezione e di abbinamento.
Creata la base di conoscenza dei vini, si è passati a svolgere temi di sapienza gastronomica con l’aiuto dei cultori della tradizione culinaria. Come il grande Vincenzo Buonassisi, che ha proposto cene con i fiori, con la frutta, con gli ortaggi, con le salse e, molto audacemente, con le polpette.
Massimo Alberini, studioso, scrittore e per tanti anni affermata firma del Corriere della Sera, ha trattato invece negli anni temi storici con le cene di Marco Polo, di Garibaldi, di Conan Doile e di Auguste Escoffier. L’esperto Piero Antolini si è lanciato negli aromi del caffè, del formaggio e dell’olio d’oliva, mentre con la scrittrice Savina Roggero siamo andati a cena a casa di Maigret. Antonio Piccinardi, grande conoscitore di vini, ha invece tenuto cene didattiche, prologo a un corso di merceologia vitivinicola in collaborazione con l’Onav, Organizzazione nazionale assaggiatori di vini.
Particolare attenzione è stata inoltre riservata ad alcune tipiche preparazioni culinarie ambrosiane, come la costoletta alla milanese, nelle sue particolarità che la distinguono dalla parente viennese wiener schnitzel, la busecca, el risòtt giald e ad altre ricette, come il fiore che si mangia (radicchio trevisano), i Ravioli di Gavi, gli gnocchi di Verona e il riso esaltato dalla panissa, i pesci accostati audacemente e ai funghi.

CONOSCIUTI
IN TUTTO IL MONDO

La cucina milanese si esprime in alcune preparazioni che nobilitano i tagli meno pregiati. È sintomatico, infatti, rilevare come, in una plaga ricca come quella lombarda, si riservi un’attenzione particolare ai prodotti poveri e di minor pregio, parte importante nella composizione dei piatti più caratteristici.
Noti in tutto il mondo gastronomico sono la cassoeula, già posciandra ai tempi degli Insubri, fondatori di Milano, le polpette e i mondeghilli, i oss bus, la tempia cont i scisger e la busecca, pre-colombiana cont i scisger( ceci) e post-colombiana con i fagioli bianchi. Persino la costoletta è un adattamento del fastoso impiego della polvere d’oro, sostituita con il pan grattato.
Questo bagaglio di esperienze gastronomiche, ora patrimonio dei soci della Baccheide, è il frutto di incontri con i cultori del convivio che considerano la tavola come punto di scambio di esperienze e di contatto tra diverse realtà, visitate per le loro peculiarità culinarie: dal tartufo del Montefeltro, all’olio delle diverse cultivar di olive, allo zafferano dell’Aquila, dalla cucina ungherese e austriaca, a quella spagnola e portoghese, alla belga, alle tradizioni dei pionieri degli Usa...
Senza perdere di vista le cucine tipiche del Bel Paese, tanto più bello quanto più se ne conosce lo spirito conviviale custodito gelosamente dalle confraternite bacchiche.
Nell’intento di seguire l’evoluzione dei gusti nell’arco di quarant’anni, l’organizzazione degli incontri conviviali è demandata a Giorgio e Anna Rovatti, che organizzano i simposi con il brio e la capacità che li distingue, riuscendo a conciliare sapientemente temi legati alla storia gastronomica delle ricette e degli alimenti e argomenti più legati alla cucina contemporanea.



Responsabile: Maria Teresa Frisa - EuropaNews Linea Diretta
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