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lun 21 maggio 2018
LINEA DIRETTA | RISTORAZIONE

Confessioni e avventure di un goloso

Nel volume XXL - 50 piatti che hanno allargato la mia vita, Paolo Marchi, giornalista e gastronomo, accompagna il lettore in un viaggio tra le cattedrali del gusto più o meno note in Italia e altrove
 
Quando la “gola”, oltrepassando il punitivo retaggio di vizio capitale, significa amore per il cibo, rispetto per chi cucina per gli altri, gioia della condivisione, ricerca e studio appassionato, si eleva addirittura a virtù.
Una qualità che Oscar Farinetti, patron di Eataly, attribuisce senza esitazioni a Paolo Marchi nella presentazione del suo libro XXL - 50 piatti che hanno allargato la mia vita, edito da Mondadori. Giornalista e gastronomo, Marchi è ideatore del congresso internazionale di cucina e pasticceria d’autore Identità Golose, ma ama anche definirsi simpaticamente cuoco mancato e persona che “dà il meglio di sé a bocca piena”.
Questo volume, che si potrebbe intitolare “Le confessioni di un goloso”, è frutto di una penna felice che accompagna il lettore in un viaggio tra le cattedrali del gusto più o meno note in Italia e altrove, talvolta con accenti proustiani quando la scoperta di sapori perduti si fa dolce e intima memoria.
Le cinquanta piccole storie dell’opera rappresentano anche uno spaccato della cucina italiana, alla luce delle esperienze di viaggi di lavoro o svago dell’autore, dettate da un’indomita curiosità e da un altrettanto indomito appetito.
Dai profumi dell’infanzia, agli incontri con gli chef più famosi del nostro Paese, da Gualtiero Marchesi a Cracco, da Oldani ad Aimo e Nadia, da Scabin a Leemann e a tanti altri, ma anche amici, colleghi giornalisti, la narrazione procede piacevolmente, non senza riflessioni critiche, dissensi, delusioni e ironie su talune mode.

STORIE
E RICETTE

Un assaggio dei titoli di queste storie saporite: Un bacio al palombo, La pasta al pomodoro più buona del mondo, Ciccioli e critica, Il Bollito non va bollito, Il rognone rende tutti pecoroni, Il peggior pranzo della mia vita e altre amenità.
Ogni storia è conclusa da una ricetta ampiamente raccontata. Niente di meglio però, a questo punto, di un “assaggio” del libro, un brano da “La migliore cena della mia vita”.
L’autore, cronista de Il Giornale, viene inviato nel 1982 a Tbilisi, in Georgia, a seguire la squadra del Napoli impegnata in Coppa Uefa:

«La sera prima della partita, con la squadra in ritiro, fummo invitati a cena dai vertici della Dinamo. Impossibile rifiutare (…). Se si voleva mangiare in maniera dignitosa, conveniva rispondere di sì, ringraziando e sorridendo. (…)
Ci fecero accomodare su una terrazza che dava sul corso del Kura, fiume che attraversa la capitale della Georgia. Luna piena nel cielo, luci discrete attorno e un servizio cordiale, preciso, veloce. Il piatto forte è praticamente impossibile che possa essere servito in un ristorante italiano, per quanto attento all’originalità delle sue proposte: una gallina bollita, fredda, accompagnata da aspic di gelatina, sottaceti e straordinarie verdure saltate in padella con l’aglio.
Raccontare che la migliore cena della mia vita sia stata a base di gallina bollita può far sorridere, ma io sono cresciuto in campagna e in montagna, in luoghi dove era facile trovare vicino un pollaio e avere uova fresche ogni giorno. E arrivato il momento di tirare il collo alle galline, ruspanti com’erano, si mangiava una carne saporita, soda e compatta. All’età di dieci anni o poco più ero convinto che sarebbe stato sempre così.
Poi, pian piano, i pollai e gli orti sarebbero spariti dal mio orizzonte. Così a Tbilisi quella gallina, assolutamente inattesa, mi riportò alla memoria i miei ricordi di bambino, quando andavo a rubare le uova nel pollaio di nonna Giulia a Cantù o da Luigina, la custode del condominio della casa al mare a Levanto. Bastarono un paio di bocconi perché il calcio, il Napoli e Tbilisi scomparissero, per lasciare spazio alla dolcezza della mia infanzia.
A parte la qualità della gallina in sé, davvero notevole, è proprio vero che, in alcune occasioni, i ricordi riescono a regalare a un piatto più sapore dei maestri dell’alta cucina».



Responsabile: Maria Teresa Frisa - Linea Diretta
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