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lun 18 dicembre 2017
LINEA DIRETTA | RISTORAZIONE

Expo 2015, un successo tutto italiano

Bilancio positivo per l’Esposizione Universale, con oltre 21 milioni di visitatori e la partecipazione di 116 Paesi
 
L’Expo Milano 2015 è stata un vero successo.
Di pubblico. Con 21 milioni di visitatori, dei quali circa l’80% italiani e il 20% stranieri.
Di partecipazione. Anche grazie al tema scelto dall’Italia: “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Tema che ha stimolato la partecipazione di 116 Paesi e di oltre una sessantina fra imprese, associazioni, organizzazioni internazionali, enti socio-culturali, soggetti della società civile.
Di visibilità. Ne ha beneficiato il Paese tutto. Milano, che ha registrato un risveglio culturale con il progetto ExpoinCittà, un incremento del 30% dell’indotto turistico, la nascita di 1.200 nuove imprese direttamente correlate con l’Expo e che ha raggiunto la vetta nella classifica delle metropoli da visitare nel 2015.
E il comparto agroalimentare nazionale, che per sei mesi ha avuto l’occasione di far conoscere e apprezzare ai visitatori stranieri il vero made in Italy, tanto imitato e ricercato nel mondo, e di suscitare un moto di orgoglio italico nei nostri concittadini.
Che bilancio fa di questa Expo il mondo dell’alimentare tipico e del vino nazionale? Linea Diretta l’ha chiesto ai vertici di alcune delle associazioni e dei consorzi che si sono messi in gioco: da Federalimentare all’Ente nazionale risi a VeronaFiere.
Nessuno dei nostri interlocutori azzarda previsioni sulla portata dell’incremento dell’export che deriverà dalla visibilità avuta durante l’Expo Milano 2015. Certo scorporare l’effetto esposizione universale da quello delle altre attività di sviluppo del business portate avanti parallelamente non è semplice. Il bilancio di questa manifestazione è però nel complesso largamente positivo.

FEDERALIMENTARE
ORA GUARDA A DUBAI

«L’esperienza con il padiglione Cibus è Italia, che abbiamo realizzato in collaborazione con Fiere di Parma, è stata molto positiva - dichiara Giovanni Delle Donne, responsabile promozione, internazionalizzazione ed Expo di Federalimentare e direttore del padiglione stesso -. Addirittura superiore alle aspettative. Tanto che con Fiere di Parma stiamo già ragionando su una forma di partecipazione alla prossima esposizione universale, quella di Dubai 2020. Tornando all’Expo di Milano, nonostante il nostro fosse un padiglione più orientato al business, che non a far conoscere alle famiglie, target primario della manifestazione, le filiere alimentari tradizionali italiane, abbiamo totalizzato dei nostri spazi quasi 250.000 visitatori. L’attività di maggior rilievo è stata comunque quella di incoming di delegazioni di buyer esteri. Ne abbiamo organizzate quindici. Abbiamo così portato all’Expo e poi anche sul territorio, in visita presso gli stabilimenti di produzione del made in Italy, circa 400 responsabili acquisti di grandi catene, che hanno potuto allacciare contatti con le imprese italiane rappresentate nel padiglione. Contatti che, in alcuni casi, sono già sfociati in contratti di fornitura».

IN CIBUS È ITALIA
PER FARE BUSINESS

Soddisfatti per la visibilità di cui hanno potuto godere in Expo si dichiarano anche Giovanni De Angelis, direttore di Anicav, l’Associazione nazionale industrie conserve alimentari vegetali, e Roberto Magnaghi, direttore dell’Ente nazionale risi. Entrambi hanno fatto la scelta di una presenza continuativa nel padiglione Cibus è Italia di Federalimentare.
«Le attività di incoming organizzate dal padiglione - sottolinea De Angelis- «sono state l’occasione per i nostri associati di prendere contatti con retailer esteri presso l’Expo, ma anche di ospitare le delegazioni di buyer presso i loro stabilimenti. Fatto questo importante perché, per esempio, i buyer cinesi, coreani e russi, hanno avuto modo di conoscere da vicino conserve come i pelati e le passate, molto diverse da quelle che si consumano normalmente nei loro Paesi».
Per l’Ente nazionale risi la scelta del padiglione di Federalimentare è stata dettata dal desiderio di mettere in risalto l’eccellenza e le peculiarità della produzione risicola italiana.
«Presso Cibus è Italia - spiega Magnaghi - abbiamo avuto modo di fare attività di comunicazione rivolta ai media italiani e internazionali. Momenti clou del nostro progetto sono state le sei serate, moderate da Patrizio Roversi e con la partecipazione di rinomati chef, durante le quali lo showman ha guidato un pubblico selezionato nella scoperta della storia, della tradizione, della cultura e della ricerca del riso italiano e dei suoi distretti: Pavia, Novara, Alessandria, Vercelli, Biella, Verona, Mantova e Oristano.
La presenza nel padiglione Cibus è Italia è stata giudicata la più indicata anche dal Consorzio del prosciutto di Parma. «Permetteva alle nostre aziende di fare business - dichiara Claudio Leporati, direttore marketing del Consorzio - e al contempo di avere visibilità presso il pubblico. La presentazione delle diverse filiere e delle aziende eccellenti di ciascuna di esse, si è accompagnata a opportunità per far le nostre specialità e per conoscere i luoghi dove sono prodotte. Numerose sono state le visite alle aziende sia delle delegazioni di buyer invitate dal padiglione sia del pubblico dei consumatori, grazie alla vicinanza di Parma a Milano e alla ricchezza delle proposte di turismo enogastronomico del nostro territorio».

PROGETTO SAPOREM
FORMAT DA ESPORTARE

Un altro consorzio che ha fatto una scelta precisa è quello della mortadella Bologna. In un mondo invaso dai prodotti Italian sounding, hanno pensato i responsabili, l’unico modo per far comprendere la differenza fra il prodotto italiano e la sue imitazioni è “far assaggiare l’originale”.
È così che il Consorzio ha dato vita, insieme agli omologhi del grana padano, del prosciutto di San Daniele e del prosecco di Valdobbiadene, al progetto Saporem, un format ristorativo la cui gestione è stata affidata a Eataly e che è stato realizzato nel padiglione di Eataly all’Expo.
E i quattro partner ci hanno azzeccato. Non soltanto perché in sei mesi il locale ha servito oltre 111.000 Gran Saporem, il piatto con un tris di assaggi di grana, mortadella e crudo accompagnato da un calice di prosecco e dalla spiegazione delle caratteristiche dei vari componenti. Il tutto proposto a un prezzo accessibile: 10 euro.
Ma anche perché i quattro enti di tutela hanno potuto entrare in contatto con un numero elevato di stranieri. Il 40% di chi ha mangiato da Eataly infatti proveniva dall’estero. Una percentuale doppia rispetto a quella che ha visitato l’Expo.

GRANA PADANO
L’EXPO-ENTUSIASTA

Di tutti gli interlocutori di quest’inchiesta, in assoluto il più Expo-entusiasta ci è senz’altro apparso il Consorzio del grana padano. Che però è anche la compagine che ha investito di più nell’evento: si parla di 2 milioni di euro per i soli spazi e di altri 2-3 milioni per la gestione e gli eventi.
Favorito anche dal fatto che il sito dell’Expo rientrava all’interno della sua area di produzione, il consorzio del grana padano non si è fatto sfuggire l’opportunità di mettersi in vetrina in modo massiccio e diversificato.
Soddisfazione sia per l’affluenza di pubblico, sia per l’interesse dimostrato verso l’offerta di vini italiani - sono state presentate e proposte in degustazione 3.600 etichette di 2.000 aziende - esprimono anche in VeronaFiere, l’ente organizzatore di Vinitaly, cui è stata affidata a Expo la gestione del padiglione vino-A taste of Italy.
Come tanti altri padiglioni dell’Expo, anche quello del vino avrà una seconda vita. L’allestimento è infatti stato pensato per un suo riutilizzo in una logica ecosostenibile. Tutte le proposte che arriveranno e le opportunità che si apriranno, saranno valutate dagli organizzatori con la massima attenzione. Di sicuro, il primo utilizzo del padiglione sarà per Vinitaly&theCity, il fuori salone del Vinitaly in programma dal 10 al 13 aprile 2016 a Verona.



Responsabile: Maria Teresa Frisa - Linea Diretta
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