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sab 23 giugno 2018
LINEA DIRETTA | RISTORAZIONE

Quel che resta del cibo

Spreco alimentare: due termini oggi al centro dell’attenzione e che non dovrebbero far più parte del nostro vocabolario.
E la ristorazione è uno dei soggetti più interessati al problema
 
Che fare del cibo che avanza? Soprattutto di quello che rimane nei piatti o nelle cucine dei ristoranti? Perché, diciamocelo, di cibo se ne avanza parecchio, e spesso, sebbene ancora buono e sicuro, finisce nella spazzatura a dispetto dei moniti sullo spreco che si fanno sempre più forti.
E a ragione. A livello mondiale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) ha calcolato in 1,3 miliardi di tonnellate (quasi un terzo della produzione) lo spreco di cibo destinato al consumo umano: quattro volte la quantità necessaria a sfamare 795 milioni di persone denutrite nel mondo.
Spreco che nell’Ue ammonterebbe a 100 milioni di tonnellate all’anno, mentre in Italia uno studio del Politecnico di Milano indica in 5,6 milioni di tonnellate annue il totale dell’eccedenza alimentare prodotta lungo la filiera agroalimentare: il 57% generato dagli attori economici e il 43% dal consumatore.

GLI ATTORI
DEL RECUPERO

Riguardo al cibo in eccedenza all’interno delle case, si può solo consigliare ai singoli di fare attenzione quando si fa la spesa, di evitare di comprare più di quel che serve, di controllare le scadenze dei prodotti, soprattutto quelli freschi, di utilizzare eventuali avanzi in preparazioni di ricette alternative.
Qualcosa di più concreto è possibile invece fare quando si tratta di surplus di prodotti alimentari o di alimenti pronti nella distribuzione e nella ristorazione, sia commerciale sia collettiva.
Sono parecchie ormai le iniziative nate per recuperare e riutilizzare le confezioni in scadenza o il cibo avanzato nelle cucine delle mense e dei ristoranti, nei bar e nei negozi di gastronomia o provenienti dal catering. E le organizzazioni che le lanciano.
In prima fila c’è Fondazione Banco Alimentare Onlus, che dal 1989 promuove il recupero delle eccedenze alimentari e la redistribuzione alle strutture caritative, oltre a organizzare collette alimentari nelle diverse aziende. E attraverso il programma Siticibo dal 2003 recupera il cibo cotto e fresco in eccedenza nella ristorazione organizzata (hotel, mense aziendali e ospedaliere, refettori scolastici, esercizi al dettaglio…) e dal 2009 nei supermercati della distribuzione moderna (www.bancoalimentare.it).
Ma c’è anche Last Minute market, società spin-off dell’Università di Bologna, che dal 2003 opera sul territorio nazionale permettendo l’incontro diretto tra domanda e offerta nell’ambito del recupero di beni invenduti (prodotti alimentari in eccedenza, frutta e verdura rimaste nei campi, pasti pronti della ristorazione collettiva) a favore di enti caritatevoli (www.lastminutemarket.it).
E c’è Equoevento onlus, che dirotta l’ottimo, in genere, cibo prodotto in sovrappiù e non consumato in occasione di un evento (un matrimonio, un congresso, una convention…) verso chi ne ha bisogno (www.equoevento.org).
Per non dire di Last Minute Sotto Casa, un portale che mette in comunicazione i piccoli negozi alimentari con i consumatori attraverso una app dedicata: per i prodotti in scadenza o in eccedenza, soprattutto freschi (www.lastminutesottocasa.it).

DOGGY BAG
PER TUTTI

Una realtà locale particolarmente attiva e promotrice di una iniziativa pregevole è La Cena dell’Amicizia Onlus, associazione che dal 1968 si occupa di persone senza dimora a Milano e che ha dato vita a un progetto contro lo spreco rivolto in particolare a ristoranti e trattorie, ma anche a mense aziendali, catering e altre imprese di ristorazione.
Si chiama “Il buono che avanza” ed è una rete di ristoranti ad “avanzi zero” che propongono ai propri clienti di portar via il cibo e il vino avanzati in una doggy bag, ponendo l’accento sul valore sociale di tale scelta.
Si tratta di un centinaio di locali distribuiti in tutta Italia ma concentrati al momento in Lombardia, il cui numero aumenterà quando finalmente la lotta allo spreco diverrà parte del nostro bagaglio culturale. Secondo una indagine di Coldiretti/Ixè sui comportamenti alimentari degli italiani svolta la scorsa estate, infatti, se un italiano su cinque (20%) quando esce dal ristorante si porta talvolta a casa gli avanzi con la cosiddetta “doggy bag”, ben oltre il 25% ritiene che ciò sia da maleducati, da poveracci e volgare, o si vergogna a richiederla.
Chiedere di portare a casa il cibo avanzato quando si va a mangiare fuori è invece un comportamento molto diffuso in altri Paesi, a cominciare dagli Usa dove la doggy bag è una prassi consolidata per tutti.
Perciò è importante che sempre più operatori della ristorazione accolgano questo invito dell’Associazione aderendo all’iniziativa (Informazioni e materiale possono essere richiesti online all’indirizzo www.ilbuonocheavanza.it) e contribuendo in tal modo a una buona pratica green.



Responsabile: Maria Teresa Frisa - Linea Diretta
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