Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Se continui la navigazione accetti di utilizzarli. Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Cliccando sul bottone "ok" qui a fianco, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
sab 19 agosto 2017
LINEA DIRETTA | RISTORAZIONE

Profumi di cotogno

Diffusa soprattutto in Cina e nell’area occidentale del Mediterraneo, questa pianta antichissima era coltivata anche da noi fino agli anni Sessanta, poi progressivamente abbandonata. Oggi però viene riscoperta, grazie alle sue proprietà uniche
 
Pianta antichissima di origine caucasica, già conosciuta e coltivata dai Babilonesi 4.000 anni fa e ben nota a Greci e Romani, il cotogno può essere considerato l’antenato delle pere e mele che consumiamo oggi.
Come il melo e il pero, il cotogno (Cydonia oblonga) appartiene alla famiglia delle Rosacee ed è una pianta fra le più utilizzate per innesti e incroci con le specie selvatiche di mele e pere, che appunto hanno dato origine a molte delle varietà attualmente in commercio.
Oggi è diffuso principalmente in Cina e nell’area occidentale del Mediterraneo e lo è stato largamente anche in Italia fino agli anni Sessanta, poi la sua coltivazione è andata via via rarefacendosi, finendo per entrare nel novero dei frutti dimenticati.
La pianta può raggiungere gli otto metri di altezza e ben si adatta anche a suoli poveri purché drenati. La raccolta avviene nei mesi di settembre e ottobre e la maggior parte del prodotto viene conferito all’industria. Solo una piccola quota è destinata al mercato del fresco.
I frutti, a volte molto grandi, risultano globosi e asimmetrici di un bel giallo dorato, ricoperti da una tenera peluria. Si distinguono in mela cotogna e pera cotogna, secondo la forma delle due più comuni varietà della pianta. Hanno polpa dura e coriacea, poco dolce, astringente e facilmente ossidabile. La cotogna, raramente consumata fresca, viene impiegata principalmente per la produzione di marmellate, confetture, gelatine (la famosa cotognata), mostarde, distillati e liquori. L’alto contenuto di pectine favorisce infatti l’addensamento di marmellate e gelatine, abbattendo i tempi di preparazione. Con la cottura, che trasforma alcuni acidi organici in zuccheri, la cotogna acquista una dolcezza intensa che diffonde profumi di miele.

LE PROPRIETÀ PER IL CORPO
E PER IL GUSTO

In passato, grazie alla loro fragranza, le cotogne venivano usate anche per profumare gli ambienti delle case coloniche, soprattutto le camere da letto, dove venivano conservate nei cassetti della biancheria. Ma la funzione deodorante è poca cosa rispetto alle virtù profuse dal frutto: ricco di vitamine B e C e di buone quantità di fosforo e calcio, di proteine e di molta cellulosa.
Consumato fresco, ha doti astringenti, rinfrescanti e disinfiammanti per lo stomaco (ulcere e gastriti). Da cotto, è ottimamente efficace come regolarizzatore dell’intestino e nelle diarree, è indicato contro i malanni della gola e ha qualità emollienti per fluidificare il catarro nel caso di tosse persistente e raffreddore forte.
Dal decotto di cotogne affettate nel vino si ottiene un liquido per sciacqui nel caso di afte e gengive deboli. E ancora, con un decotto di semi si può preparare un collirio emolliente, utile anche per ragadi delle labbra e del capezzolo.
In cucina, la cotogna si accompagna egregiamente alla carni arrosto, specialmente maiale e oca, ma fa ottima figura anche in alcuni primi piatti. La cotogna secca arricchisce le macedonie e quella fresca le elaborazioni di pasticceria.
Innumerevoli gli utilizzi sotto forma di confetture, marmellate e gelatine.
Tradizione vuole che questo frutto sia simbolo di costanza, per il suo profumo persistente ma anche forse per la paziente ricerca dell’uomo che da quasi immangiabile ne ha ricavato una prelibatezza.

La ricetta
RISOTTO RADICCHIO E COTOGNE
Ingredienti (per 4 persone): mezza cipolla, 200 g di radicchio di Chioggia, 280 g di riso, 2 mele cotogne, brodo vegetale, olio d’oliva, sale e pepe, 30 g di zucchero, 1 dl di vino bianco

Sbucciare le cotogne, privarle del torsolo e tagliarle a dadini. Metterle in una pentolina con il vino bianco e lo zucchero e cuocerle per 10 minuti. Quando saranno cotte (ma non spappolate) scolarle conservando il sugo di cottura. Intanto preparare il radicchio lavato e tagliato finemente.
Soffriggere la cipolla tritata nell’olio e aggiungere il riso. Tostarlo, unire il radicchio e portare a cottura con il brodo necessario. Pochi minuti prima del termine, salare e pepare il risotto e aggiungere il sugo delle mele con una piccola quantità di pezzettini di cotogna. Servire.



Responsabile: Maria Teresa Frisa - EuropaNews Linea Diretta
Tutti i diritti riservati.
È vietato prelevare e riprodurre immagini e testi.

È permesso riprendere brevi citazioni, a condizione che sia indicata la fonte.


Linea diretta

Altri articoli