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mar 24 ottobre 2017
LINEA DIRETTA | RISTORAZIONE

Ortica, un “pizzicore” di salute

Erba spontanea negletta e temuta, viene oggi rivalutata per le sue molteplici virtù gastronomiche. Tant’è che si è costituita anche un’appassionata consorteria, quella degli Amici dell’Ortica di Malalbergo
 
Chi frequentando prati e boscaglie non ha avuto a che fare con le sue fastidiose punture? L’ortica, pianta negletta e temuta, è invece una benedizione, tanto sono molteplici le sue virtù salutari e gastronomiche. E forse non è a tutti noto che anche le sue irritanti “carezze”, dovute al contenuto di acido formico, sono benefiche per artrite e reumatismi.
La rivalutazione di questa erba spontanea ha portato persino a costituire appassionate consorterie, fra tutte quella degli Amici dell’Ortica di Malalbergo, comune della provincia bolognese, dove l’ortica è regina e protagonista di una sagra annuale che si tiene tra la fine di agosto e i primi di settembre e dove la “tagliatella all’ortica” ha radicata tradizione. Non solo. È stato avviato anche un “Progetto Ortica”, un vero progetto di filiera per approfondire gli studi sulla composizione chimica delle sostanze salutistiche delle varie specie presenti sul territorio emiliano romagnolo, con l’obiettivo di ampliarne l’utilizzo a livello commerciale e industriale.
Uno scopo confortato dall’interesse dei consumatori verso i prodotti derivati dalla pianta. Altro aspetto non secondario, la coltivazione di queste specie troverebbe una sua solida ragione nell’ambito dell’agricoltura a basso impatto ambientale, in forte crescita in Emilia Romagna.

CONOSCIUTA
DA MILLENNI

L’ortica è tipica delle zone temperate e si sviluppa molto bene in terreni ricchi di sostanze azotate, ove sono presenti materiali organici in decomposizione, per esempio le concimaie o in prossimità di casolari. Per quanto spontanea, l’ortica si può facilmente coltivare e se tagliata rivegeta velocemente dai rizomi.
La sua familiarità con l’uomo data millenni, Greci e Romani ne conoscevano e apprezzavano già le qualità alimentari e curative. È un ottimo alimento, nutriente e piacevole al gusto, con poca cellulosa, ricco di vitamina A, clorofilla, acidi organici, sali minerali e oligoelementi quali ferro, calcio, silicio, manganese, potassio, e di proteine (il 12,8% allo stato secco).
La maggiore carica salutare e gustosa tenerezza si ottengono dai giovani getti freschi, da raccogliere (con opportuni guanti) dopo una pioggia abbondante in primavera (in estate è meno pungente) o anche in autunno, dopo il taglio del fieno quando ricrescono nuove cimette.
La raccolta, dono gratuito della natura, è bene effettuarla in terreni lontani da strade e potenzialmente inquinati. Si può conservare dopo averla fatta seccare all’ombra e riposta in contenitori ben chiusi.
In cucina, sempre dopo averle lavate, le ortiche si possono preparare sbollentandole per un minuto, metodo consigliabile per zuppe, pasta e risotti, utilizzando anche l’acqua di cottura, oppure tritate a crudo per frittate, ripieni, gnocchi, polpette.
Ma i suoi utilizzi sono innumerevoli. In erboristeria si usa sotto forma di tisane, decotti, tinture e lozioni.

UNA VERA
PANACEA

L’ortica è una tra le più potenti piante medicamentose, anche se le sue virtù sono assai poco note. Oltre al suo grande potere diuretico e depurativo, è portatrice di una lunga serie di benefici: antianemica, tonica, ipoglicemizzante, astringente, antiasmatica, antiemorragica, antireumatica; cura la forfora e rinforza i capelli, è indicata nelle malattie della pelle ed è efficace contro la sciatica, il catarro, la gotta, le ustioni, le nevralgie, le emorroidi e le prostatiti. Inoltre, l’ortica è utilizzata a fini industriali per l’estrazione della clorofilla e in cosmetica. Dai germogli viene anche prodotta una birra e dai semi un olio per illuminazione.
Insomma, cosa chiedere di più a questa umile e oggi detestata piantina che ripaga il disprezzo con tali e tanti benefici?

La ricetta
TORTELLONI
Ingredienti (per 6 persone):
Per la pasta: 400 g di farina 00, 4 uova, un pizzico di sale
Per il ripieno: 250 g di ricotta, 100 g di Parmigiano Reggiano grattugiato, ¼ di scalogno, 350 g di ortica frullata, 1 rosso d’uovo, sale, pepe e noce moscata


Disporre la farina a fontana sul piano di lavoro. Formare un incavo nel centro e rompervi le uova tenute a temperatura ambiente. Aggiungere il sale. Impastare energicamente e lasciar riposare l’impasto per un’ora, coperto con uno strofinaccio. Stendere l’impasto in una sfoglia sottile e ricavare dei quadrati.
Lessare le foglie d’ortica, sgocciolarle, strizzarle bene e frullarle. Tritare lo scalogno e farlo ammorbidire in una padella con una noce di burro, aggiungere il frullato all’ortica e lasciare raffreddare il tutto. Unire la ricotta e il Parmigiano con sale, pepe e una grattata di noce moscata, mescolare bene fino a ottenere un composto omogeneo.
Trasferire il composto in una terrina e aggiungere il rosso d’uovo.
Con questo ripieno riempire i ravioli chiudendoli accuratamente.
Lessare in acqua bollente e servirli con burro e salvia.



Responsabile: Maria Teresa Frisa - EuropaNews Linea Diretta
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