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lun 21 maggio 2018
LINEA DIRETTA | SPECIALI

Lievita il business della pizza

Con un fatturato di oltre 10 miliardi di euro, la pizza si riconferma il nostro piatto simbolo. 

Formulata la richiesta definitiva del marchio di tutela europea Specialità Tradizionale Garantita

 
La pizza più lunga del mondo, per la precisione 1.853,88 metri, è stata realizzata sul lungomare di Napoli alla fine del maggio scorso. Una grande festa per fare onore al nostro più famoso piatto nazionale che dà vita a un business di oltre 10 miliardi di euro, garantendo occupazione ad almeno 150.000 lavoratori. E per sostenere ancora una volta la candidatura dell’arte dei pizzaiuoli napoletani a patrimonio immateriale dell’Unesco.
L’incredibile primato è stato raggiunto proprio nel giorno della pubblicazione della richiesta italiana di riconoscimento definitivo del nome “Pizza Napoletana”, come denominazione europea di una Specialità tradizionale Garantita (Stg), da tutelare contro imitazioni e falsi.
Una necessità per allungare la protezione della denominazione, conquistata nel 2009, oltre il termine del 4 gennaio 2023, previsto dalle norme.
La grande festa di Napoli è stata anche l’occasione per toccare con mano l’importanza di questo piatto simbolo del Made in Italy.
Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Coldiretti, tra i promotori dell’iniziativa, ogni giorno solo in Italia si sfornano 5 milioni di pizze per un totale di 1,8 miliardi all’anno. In termini di ingredienti, si traducono in 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro.
I maggiori consumatori sono gli americani, con una media di 13 kg all’anno a testa, ma noi rimaniamo saldamente al secondo posto nel mondo, con una media di 7,6 chili a persona. Un consumo di tutto rispetto, che trova risposta nelle 63.000 tra pizzerie, pizze al taglio, locali per l’asporto e trasporto a domicilio.
Non è un caso che oggi il 40% degli italiani ritiene che la pizza sia il simbolo culinario dell’Italia secondo un’indagine del sito www.coldiretti.it e che, a detta di un sondaggio online della società Dante Alighieri, sia la parola italiana più conosciuta all’estero con l’8%, seguita dal cappuccino (7%), dagli spaghetti (7%) e dall’espresso (6%). 
La pizza è anche il prodotto gastronomico Made in Italy più conosciuto al mondo, un vero e proprio simbolo del nostro Paese, frutto di un’arte secolare, purtroppo sempre più minacciato da una globalizzazione che rischia di reciderne le radici culturali.
Anche per questo istituzioni e cittadini si stanno mobilitando per la candidatura italiana all’iscrizione della pizza nella lista Unesco del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, e a oggi hanno già raccolto oltre un milione di firme.
L’arte dei pizzaiuoli napoletani, sarebbe il settimo “tesoro” italiano a entrare a far parte di questa prestigiosa lista dove compaiono anche l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l’Arte del violino a Cremona (2012), le Macchine a spalla per la processione (2013) e la Vite ad alberello di Pantelleria (2014).

UN IMPEGNO
CONTRO L’AGROPIRATERIA

Insomma, tanto impegno prodigato soprattutto per garantire pizze realizzate a regola d’arte con prodotti genuini e provenienti dall’agricoltura italiana e combattere anche l’agropirateria internazionale, che colpisce in modo particolare gli ingredienti principe della pizza.
Sempre secondo dati di Coldiretti, oggi due pizze su tre non sono fatte con prodotti Made in Italy, ma con mozzarella lituana, concentrato di pomodoro cinese, passando per olio tunisino e grano canadese... Prodotti provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori.
A testimoniarlo, l’aumento esponenziale delle importazioni. Quelle di concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina sono cresciute nel 2015 del 380%, quelle di olio di oliva dalla Tunisia del 280% e c’è stato un incremento anche dei prodotti caseari destinati alla trasformazione (+17%). Tra questi, soprattutto le cagliate provenienti dalla Lituania usate per produrre mozzarelle.
Secondo Coldiretti, in forte aumento anche l’import di grano tenero per oltre mille tonnellate in più rispetto all’anno scorso.
E la Campania, patria della pizza, è risultata la principale regione di destinazione del concentrato cinese e delle cagliate industriali d’importazione.



Responsabile: Maria Teresa Frisa - Linea Diretta
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